
Un messaggio che fa’ leva sull’orgoglio di essere Romani. “Ma Romani seri, motivati, coscienziosi, che amano la città e che vogliono un orizzonte sereno per i loro figli”.
Cosa che si può raggiungere a patto di abbandonare schemi e comportamenti non consoni ai nuovi tempi. Basta dunque con gli interessi di parte e con i conflitti di interesse. Non vede alternativa, Michele Baldi, a quella che deve essere l’impostazione del Movimento per Roma, creatura che va ora alla ricerca dell’assestamento sul territorio.
Il Movimento si è riunito domenica 4 dicembre in un noto hotel dei Parioli per impostare i programmi dei prossimi mesi. “Abbiamo le menti, le persone e il coraggio, adesso ci serve il contatto con i nostri concittadini: per spiegare loro che è venuto il momento di riprenderci la città. Noi siamo i veri vincitori, non coloro che stanno sulle poltrone delle Municipalizzate o in Consiglio comunale… Io il coraggio di farmi da parte e di rinunciare l’ho avuto, sono stato coerente con la mia visione e con i miei ideali. Quando mi sono accorto che non potevo incidere, ho preferito lasciare”.
Il messaggio di Baldi è semplice, quasi banale: non è possibile promettere nulla a nessuno, ma si può sperare in avvenire migliore se si sfruttano le risorse che Roma ha. E che sono la cultura, la Storia, il patrimonio architettonico: “Ma nessuno ci pensa perchè ben altri sono gli interessi! Noi però abbiamo idee chiare e proposte concrete. Noi vogliamo avere l’ambizione che da ora in avanti i Romani debbano volare e non strisciare, debbano avere la forza di opporsi agli Alemanno e ai Veltroni di turno… Chiediamo alla Camera di Commercio, ad esempio, di tirare fuori i soldi necessari a dare stimolo alle iniziative dei giovani e delle imprese locali. Lo fece Andrea Mondello nel recente passato, recuperando 12 milioni di euro che servirono a stabilizzare migliaia di giovani lavoratori. Lo potrebbe fare anche l’attuale presidente”.
Da Baldi l’idea di una prossima manifestazione davanti alla sede della Camera romana: “Ma non solo, perché abbiamo elaborato progetti anche in tema di università, che servono a dare una differente prospettiva a ricercatori e studenti”.
E pure una provocazione: “Se invece dei manager che sono stati scelti in questi anni la politica avesse optato per dirigenti di altra provenienza, magari sulla base dei risultati conseguiti in azienda, Roma avrebbe avuto gestioni diverse e bilanci migliori… ma questo non potrà mai accadere se il criterio sarà quello dell’appartenenza e non del merito!”.











