
La fiera del libro di Roma non è solo libri colorati esposti in bella vista e gadget di vario tipo, ma anche incontri, presentazioni, riflessioni. Giorno 8 dicembre una di queste importanti riflessioni ha avuto luogo nella sala Ametista grazie ad un'iniziativa di Zero91 edizioni: si è discusso a proposito dell'EAP, ovvero dell'editoria a pagamento.
A partecipare al dibattito Cristiano Armati, Simone Ghelli, Gianluca Liguori, Costantino Margiotta, Gianluca Moretti e Alfredo Ronci; come viene subito dichiarato doveva essere presente anche Giorgia Grasso delle edizioni Albatros, che però avendo avuto un contrattempo di natura personale ha dovuto rinunciare alla partecipazione al dibattito. Davvero un peccato, perché proprio Albatros è una delle case editrici protagoniste di questo fenomeno sempre più diffuso.
I più o meno giovani tirano fuori il libro dal cassetto e invece che imbustarlo, spedirlo ad una casa editrice e attendere, forse per sempre, risposta, ne pagano semplicemente la stampa. Ma qual è il prezzo, oltre quello ovviamente monetario, di questa operazione?
Il primo esito – a detta degli organizzatori della discussione- è la speculazione sulla scrittura: l'autore desideroso di vedere su carta stampata il suo parto creativo si convince a sborsare migliaia di euro, persuaso che questi libri verranno poi distribuiti, esposti nelle librerie, in qualche modo “aiutati” nella promozione dalle case editrici. Questo naturalmente non avviene mai, anzi come sottolinea Margiotta: “ Quasi nessuno degli autori che ha pubblicato a pagamento passa successivamente ad una casa editrice di maggiore importanza, quelle di auto-promozione sono solo illusioni. D'altronde come si potrebbe mai chiamare un libro auto-prodotto un libro d'esordio? L'essere autore a pagamento macchia, e anche in caso di reale talento, è un forte discrimine, che difficilmente viene poi superato”.
Un altro esito dell' EAP è l'annullamento del processo produttivo: normalmente un manoscritto prima di essere pubblicato, passa attraverso una filiera, composta da momenti e attori differenti, per esempio l'editor, l'editore di collana, il correttore di bozze etc. Distrutta questa filiera rimane un prodotto davvero “fai da te” di nulla qualità. Si stampa per amici e parenti, niente di più.
Ed è per questo che la Zero91 afferma “ Noi urliamo la nostra lontananza e il nostro disaffetto dalla EAP, noi intendiamo certificare il nostro lavoro, facciamo editoria pura. Smettiamo di chiamare questa speculazione editoria. Nondimeno abbiamo chiesto all' AIE – Associazione editori italiani- di prendere una posizione in merito”.
A prendere la parola è inoltre Armati che chiarisce il motivo della così veloce diffusione dell'editoria a pagamento: “ Questo fenomeno è sicuramente conseguenza della crisi dell'editoria, ma è soprattutto patologia sociale. Oramai è uso ricevere telefonate da parte di individui che chiedono preventivi sui libri, è aberrante sentirsi chiedere quanto fanno duecento pagine e copertina rigida. L'Italia è un paese volgare, tangentista, un paese in cui ce la fanno solo ‘i figli di’ o ‘chi va a letto con’, ma se questo succede, giorno per giorno, è anche colpa nostra: l'EAP rispecchia questa volontà dell'uomo comune a voler restare uomo comune”.
Ed è forse il caso di mettere in luce un altro aspetto: chi pubblica a pagamento, rinuncia a scoprire cos'è la scrittura in toto e cosa è sempre stata, ovvero anche fatica, frustrazione, delusione. La scelta, onesta e pulita, da parte delle case editrici di cosa ha valore e di cosa non lo ha è più che necessaria, è giusta. È a loro che spetta una “regia culturale” come la chiama Giorgio Vasta, scrittore palermitano seduto tra il pubblico che da noi intervistato aggiunge : “Sicuramente anche io mi schiero contro l'EAP anche se credo che sia utile non demonizzare genericamente, bensì comprendere le cause e individuarne le conseguenze. Fatto è che in questa società i ‘no’ vengono considerati come guasto, mentre i ‘sì’ divengono merce acquistabile. Nessuno vuole provare la frustrazione del rifiuto”.
E a chi afferma che l'EAP sia espressione di una democratizzazione Vasta risponde “ Non sono affermazioni da prendere sul serio, anzi offendono l'intelligenza, infatti tutto il processo è basato su nient'altro all'infuori del censo: chi ha soldi e se lo può permettere pubblica, magari farcito di belle speranze, e chi non può, niente”.










