
Varaldo, Dionigi, Cantine Cipressi, Cantine Caldaro. Rispettivamente da Piemonte, Alto Adige, Umbria, Marche: e sono solo alcune della aziende produttrici di vino presenti nel libro “Il vino in Italia” (Castelvecchi) scritto da Slawka G. Scarso.
Semplicemente, fondamentalmente e letteralmente una guida narrata dell’Italia del vino: dove sono le voci, le storie, le vite dei produttori a descrivere sapori e caratteri delle loro bottiglie. Semplicemente, fondamentalmente e letteralmente una lente di ingrandimento su piccola aziende a dimensione/conduzione familiare, non i ‘soliti nomi’ ma personaggi (sì, talvolta più personaggi che persone!) che al vino hanno dedicato se stessi e il proprio nome.
Nel corso di una simpatica serata nel cuore di Roma, al 'banchi141' in via dei Banchi Vecchi, abbiamo appresso come una produzione così specifica e appassionata come quella legata al mondo dell’enologia possa fare identità. Oltre che comunità.
Merito di Slawka G. Scarso, sommelier A.I.S., alla sua seconda pubblicazione dopo quelle del 2010 dedicata alle enoteche arrivata in libreria sempre grazie a Castelvecchi. Scritto per essere compreso da tutti e non solo dagli eruditi del ramo, “Il vino in Italia” propone profili più che recensioni e lascia minimo spazio alle note tecniche. Ovvio chiedersi se, per una produzione non industriale, vi possa essere il conforto di prezzi abbordabili. E, anche qui, sorpresa: perché il testo non solo si preoccupa di essere ben interpretato e letto da ognuno, ma offre pure bottiglie con una range compreso fra i 5 e i 10 euro, ad eccezione di qualche produzione che comunque non sposta l’impianto generale del testo.
Romana ma di madre inglese di origine polacca, l’Autrice rende il vino una opportunità di viaggio alla scoperta di territori poco battuti. Emozionante e struggente il riferimento a quel pezzetto di Italia compreso fra Vernazza e Monterosso, nello Spezzino, duramente colpito dall’alluvione di qualche settimana addietro. Delicatezza del racconto, con quella descrizione dedicata al trekking per le vigne, e l’uva a fare da sfondo dalle fatiche di chi deve caricarsela in spalla per portarla a lavorazione.
Magia di una bellezza di un Paese che ha l’obbligo di essere conosciuto, raccontato, amato. E che è matrigno solo se lo vogliamo noi.











