Il 1° luglio è entrata in vigore la nuova etichettatura dei prodotti biologici europei. Si tratta di una vera e propria rivoluzione che garantisce al consumatore un’ulteriore prova di affidabilità della produzione biologica. L’agricoltura biologica è un sistema di produzione agricola che sfrutta la naturale fertilità del suolo, senza l’aggiunta di additivi e sostanze chimiche, limitando gli interventi esterni e promuovendo la biodiversità dell’ambiente in cui opera ed escludendo, come principio ideologico, l’utilizzo di prodotti di sintesi e organismi geneticamente modificati.
La principale differenza tra l’agricoltura biologica e quella convenzionale è legata al livello di energia ausiliaria utilizzata nell’agro-sistema: l’agricoltura tradizionale ne impiega una notevole quantità proveniente dai processi industriali come industria chimica, estrattiva e meccanica; quella biologica invece, pur essendo parzialmente basata sull’energia ausiliaria proveniente dall’industria estrattiva e meccanica, impiega materie principalmente sotto forma organica. Forse la denominazione migliore sarebbe quella adottata da altre lingue: “agricoltura organica” oppure “agricoltura ecologica” che evidenziano i principali aspetti distintivi dell’agricoltura biologica, cioè la conservazione della sostanza organica del terreno o comunque a basso impatto ambientale.
Negli ultimi anni aumentano sempre di più i consumatori che aderiscono a questo tipo di agricoltura correlata a una filosofia che prevede un modo diverso di coltivare piante e allevare animali non solo per questioni legate all’intenzione di utilizzare prodotti senza residui di fitofarmaci o concimi chimici ma anche - e soprattutto - per non contribuire negativamente sull’ambiente e sui livelli di inquinamento delle acque, dei terreni e dell’aria. Nella pratica significa che la fertilità del terreno viene salvaguardata unicamente con l’utilizzo di fertilizzanti organici, con la rotazione delle colture, e con lavorazioni attente al mantenimento della struttura del suolo e della percentuale di sostanza organica. La lotta alle avversità delle piante è permessa solo con preparati vegetali, minerali e animali che non siano stati a loro volta trattati con sintesi chimiche e prediligendo la lotta biologica.
In Giappone viene applicata l’agricoltura naturale di Fukuoka (microbiologo giapponese che si ispira al principio della non azione, cioè della filosofia del non fare), della coltura del riso che, oltre a non utilizzare concimi e prodotti fitosanitari, prevede anche di non arare mai la terra e l’inondazione del suolo dura una sola settimana, durante il periodo dei monsoni. Secondo questa tecnica i raccolti sono anche molto elevati. La qualità degli alimenti biologici, confrontati con quelli convenzionali, risultano essere ovviamente senza residui da fitofarmaci. Sono ricchi di molecole attive; nel caso di carne e uova presentano un profilo degli aminoacidi più equilibrato e di alto valore nutritivo.
L’agricoltura biologica come scenario di un modello più ampio di sviluppo globale è al centro di accesi dibattiti e critiche. Le prime obiezioni sollevati concernono la sua insostenibilità a larga scala e la scarsa scientificità di alcune pratiche relative all’assioma naturale = buono e salutare.
Se il divieto di utilizzare prodotti agrochimici di sintesi riduce l’impatto ambientale agricolo legata all’immissione di molecole tossiche nell’ambiente, è altrettanto vero che una produzione biologica ha una resa inferiore variabile dal 20 al 45% rispetto all’agricoltura tradizionale e quindi per produrre la stessa quantità di cibo è necessario disporre del 25-65% di terre in più e questo potrebbe compromettere altri habitat naturali fondamentali per la biodiversità.











