Vogliamo parlare di Rinascimento agro-alimentare italiano? Facciamolo pure. Ma in un momento di crisi come l’attuale potremmo anche mutuare dalla finanza una sigla divenuta ben nota: potremo dunque dire che saranno Agricoltura, Alimentazione e Ambiente le tre A che rilanceranno il Sud e l’Italia.
Ne manca in verità una: quella dell’accoglienza turistica. Non saranno quindi la finanza, le borse o i rating che permetteranno la ripresa del Bel Paese ma l’economia vera, quella fatta dal lavoro e dalle persone, nelle piccole, medie e grandi imprese e, nel pensiero degli ideatori, soprattutto in quel settore chiave che più e meglio caratterizza il nostro “stivale”: i prodotti della terra, della pesca e l’Italian cuisine style.
La battaglia sarà dunque tutta culinaria e sarà vinta a colpi di olio, pasta, pesce, vino, legumi, verdura, primi e secondi. Parola magica sarà “Dieta Mediterranea Italiana”, ribattezzata nel nuovo marchio appena registrato “Dieta Med-italiana“ (in inglese Med-italian Diet). Il marchio è accompagnato da un logo identificativo che simboleggia il busto di un uomo con le braccia sollevate (in segno di ottima salute) il quale ha, al posto delle mani, un cucchiaio ed una forchetta e, al posto della testa, un calice di vino. Il tutto naturalmente in tricolore.
L’obiettivo del progetto - dietro al quale si celano i brillanti e mai domi giovani dell’Istituto Tecnico Economico “Costa” di Lecce - è semplice mentre il raggiungimento dello stesso lo è un po’ meno: far comprendere a Inglesi, Americani, Canadesi, ecc. che la Dieta Mediterranea italiana è in assoluto il regime alimentare più indicato per nutrirsi in maniera sana, per prevenire e combattere malattie importanti (ipertensione, arteriosclerosi, diabete, malattie cardiovascolari, obesità), per mangiare bene senza rinunciare al gusto e, infine ma non meno importante, per raggiungere la sospirata sostenibilità ambientale.
Scrivono i ragazzi: “Se questo obiettivo fosse raggiunto, si otterrebbero risultati importanti, tra cui: si incrementerebbe la domanda commerciale dei nostri prodotti naturali (ortaggi, cereali, legumi, frutta, pesce) e dei loro derivati (olio, vino, pasta, pane, latticini); aumenterebbe ulteriormente e notevolmente l’interesse per la nostra cucina con la conseguente voglia e necessità di degustarne la bontà e impararne i segreti; il nostro Paese si distinguerebbe per aver realizzato e messo in pratica un ottimo esempio di agricoltura e di regime alimentare sostenibili; si otterrebbe un conseguente e benefico incremento del turismo agro-eno-gastronomico, soprattutto destagionalizzato”. Inutile aggiungere che, messi insieme, tutti i punti precedenti porterebbero a una crescita dell’occupazione e, cosa più importante, alla agognata possibilità di offrire un futuro lavoro ai giovani.
Per raggiungere l’obiettivo si terrà conto innanzitutto di alcuni fattori contingenti particolarmente favorevoli. Primo fra tutti si farà leva sulla dichiarata voglia e necessità espressa in alcuni Paesi (USA in testa) di modificare radicalmente le abitudini alimentari dei propri cittadini, preferendo sistemi nutrizionali che utilizzano meno grassi saturi. In secondo luogo si approfitterà sia del recente titolo di “patrimonio immateriale dell’umanità” attribuito alla Dieta Mediterranea dall’Unesco, sia degli innumerevoli risultati ottenuti nelle ricerche scientifiche effettuate da istituti specialistici e universitari che decretano e confermano gli indiscussi benefici per la salute del regime alimentare mediterraneo.
“Gli strumenti di attuazione, come si può ben immaginare, saranno molteplici e diversificati, dall’organizzazione di eventi specifici in loco alla partecipazione ai maggiori congressi e saloni internazionali del settore, dalla pubblicazione e diffusione di siti web e blog multi-lingue all’uso approfondito e sapiente di tutti gli strumenti offerti dal moderno web marketing”.
Ecco allora che si comprende come è che gli ideatori del progetto rivolgono un accorato appello alle istituzioni, alle organizzazioni di categoria, ai media e alle aziende del comparto agro-alimentare: “Dateci credito, ascoltateci e supportateci, sia con sostegni immateriali che con contributi reali, potremmo divenire gli “Steve Jobs” italiani. Se in America i giovani hanno brillato e aiutato l’economia nazionale soprattutto nel settore della tecnologia, in Italia probabilmente potremmo farcela con un ritorno al futuro, nell’agricoltura e nell’alimentazione, nel pieno rispetto dell’ambiente”.











