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Molto probabilmente condividete anche il nostro desiderio di curiosità, la nostra voglia di conoscere meglio le cose. Speriamo pertanto che vi sia gradito il tentativo che Prismanews sta facendo per entrare in contatto diretto con le Ambasciate delle rappresentanze estere in Italia: per noi, una delle tante finestre che si spalancano sul (e ci spalancano il) mondo.
Si comprenderà pertanto il nostro stupore nel non essere riusciti a stabilire un contatto con il Sultanato dell’Oman, piccolo Stato mediorientale la cui risonanza mondiale era data dalla corsa dei cammelli, sport molto in voga nel Paese mediorientale. Del quale invece sarebbe più importante sapere che i marmi di una importante moschea sono stati fatti arrivare proprio dall’Italia.
“Era data”, appunto. Perché lo scoppio della Primavera Araba si è fatto sentire anche qui. In questi Paese che, oggi, potrebbe essere in buona compagnia nel rivivere l’onda lunga della protesta: Giordania, Bahrein, Marocco e Oman sono infatti nella lista che si allunga in relazione agli sviluppi di ciò che accade in Siria. Quanto al Marocco, da qualche settimana sulle pagine dei giornali più importanti sono iniziate ad apparire pagine di sollecitazioni a scoprire il Paese: definito infatti “altro Marocco, moderno, industriale”. Le inserzioni puntano molto sull’immagine: “Il Marocco è pronto ad accogliervi perché possiate approfittare del suo dinamismo economico, industriale e tecnologico… Grazie a numerosi accordi di libero scambio e a una logistica efficace, i vostri prodotti raggiungono rapidamente e senza ostacoli tutti i vostri mercati di destinazione”. Per quanto, poi, riguarda lo Yemen, dalla black-list ne è momentaneamente uscito grazie alle aperture di cui si è fatta portatrice la Casa regnante: dopo 31 anni di potere, infatti, anche Ali Abdallah Saleh ha iniziato a vacillare. Allargare la maglie è diventato per lui necessario: questione di sopravvivenza.
E l’Oman? L’Oman in tutto questo potrebbe avere una propria razione di colpa. Responsabilità che non possiamo elencare in modo dettagliato - non ne abbiamo le conoscenze dirette - ma possiamo pur sempre rivendicare i tentativi di entrare in sintonia con tale territorio.
La cui rappresentanza diplomatica è a Roma, in via della Camilluccia 641. Dopo diversi abboccamenti telefonici è stata la volta delle e-mail, indirizzate all’addetto culturale e - ancora - andate a vuoto. Prismanews avrebbe voluto sviluppare un discorso che avesse a oggetto l’arte, il commercio, la cultura, le risorse naturalistiche/turistiche del Paese. Il feedback non solo non è arrivato ma a nostro ennesimo sollecito si è risposto con fastidio. Chissà, forse il Sultanato non ha le risorse necessarie per mettere a libro-paga un Ufficio stampa; o forse chi si dedica alla comunicazione lo fa’ più imposizione che per mestiere…
Comunque strano, davvero strano. E pensare che per un certo periodo avevamo ritenuto di essere in torto noi, che con la nostra richiesta avevamo commesso sgarbo o intrusione nella sfera privata altrui. Ora invece capiamo che così non è. Essere troppo curiosi a volte infastidisce. E mica solo gli Italiani!











