Lo scorso 28 luglio il parlamento catalano ha approvato l’abolizione della corrida nella Regione, provvedimento che entrerà in vigore a partire dal 1° gennaio 2012 e si applicherà solo alla Plaza de toros di Barcellona, l’unica arena ancora attiva in Catalogna.
Si tratta di sicuro di una decisione epocale che segue la decisione analoga delle Isole Canarie nel lontano 1991 anche se, a dire il vero, nell’arcipelago non si celebravano ormai corride da molti anni. Quest’antica tradizione popolare, nota come tauromachia, ha origini molto arcaiche visto che anche gli antichi Greci, Etruschi e Romani svolgevano un tipo di corrida denominata “giostra dei tori”. Attualmente questo crudele rituale riservato ai tori è ancora praticato in diverse zone della Spagna, ma anche il Portogallo, nel sud della Francia e in alcuni paesi dell’America Latina come Messico, Perù, Venezuela, Ecuador, Colombia, Costa Rica, Panama e Bolivia.
L’abolizione della corrida è considerata una nuova vittoria per gli animalisti che da anni si battono a favore dell’abrogazione di questa tortura inflitta ai tori: ogni anno sono più di 3mila a morire durante questo rituale: e ciò solo in Spagna.
Non tutti sanno, oppure fanno finta di non sapere, che il toro prima di entrare nell’arena viene tenuto al buio, sottoposto a droghe e a purghe per indebolirne le forze fisiche, viene percosso sulle reni, gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo, vaselina negli occhi per annebbiargli la vista, e altre atrocità simili per “prepararlo” allo spettacolo in piazza. Antropologicamente parlando, il toro non è l’unico animale al quale viene riservato questo trattamento: anche cavalli, bovini, ovini, asini, cani, gatti, conigli, galline, oche e piccioni vengono utilizzati per rituali e feste sadico-paesane organizzate in onore di antiche usanze religiose.
Una parte del popolo spagnolo favorevole alle corride sostiene che la corrida sia una forma di arte, folklore, tradizione popolare, un mito e un rituale simbolico: ma sono ancora attuali nel XXI secolo? La violenza sugli animali, quella istituzionalizzata, ovvero accettata e promossa dai governi locali e dalla Comunità Europea in nome delle antiche tradizioni, può aggravare la tendenza a un comportamento aggressivo nei confronti degli animali e a pensare che sia lecito riservargli un simile trattamento come se fossero degli oggetti.
Il biologo e antropologo Georges Heuse, autore della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Animale, afferma che la tauromachia rappresenta “un indice di sottosviluppo e di arretratezza”. Eppure sono aumentate in tutto il mondo la ferocia e la barbarie della tortura, delle guerre, delle “pulizie etniche”, di tutte una serie di violenze di umani nei confronti di altri umani e di non umani, anche se, per fortuna, l’animalismo e l’ecologismo che coinvolgono la sensibilità di molte persone, attraverso le loro manifestazioni, proteste e pressioni politiche sono spesso riuscite a farsi ascoltare dal Parlamento europeo.
L’abolizione della corrida in Catalogna ne è sicuramente una delle vittorie.

















