Tra un paio di giorni (lunedì 23 gennaio 2012) si paventa un evento che forse molti di noi avranno idealizzato, immaginato, sognato (ma come una sorta di incubo) il web o comunque il web che conta, quella parte del web da cui ormai volenti o nolenti, per lavoro o per gioco, siamo dipendenti almeno per una buona parte delle nostre attività, ebbene sì quel manipolo di siti che raccolgono l'intera popolazione mondiale, da sua eminenza Google a Facebook passando per Twitter, chiuderanno la porta, si fermeranno affiggendo un bel cartello “Torno subito...tra 24 ore”.
In questo periodo così gravido di proteste, le piazze sempre piene, le strade bloccate dai trasportatori con i forconi, adesso è l'ora del web, quella fantasia che esista un interruttore generale per spegnere e accendere, come se niente fosse, l'intera fabbrica del web 2.0 prende forma! La motivazione è però delle più serie e proprio la causa dello sciopero potrebbe stravolgere il futuro del web 2.0 per come lo conosciamo e lo viviamo giornalmente. Il 24 gennaio è prevista negli USA la discussione al congresso dell'ennesima proposta di legge sull'argomento pirateria, copyright e controllo sui contenuti dei siti internt. La SOPA (Stop Online Piracy Act) viene dopo la PIPA (Protect IP Act) e all'ancor precedente COICA (Combating Online Infringement and Counterfeits Act). Nel caso delle precedenti ovviamente il risultato è sempre stato il blocco dell'avanzamento della proposta ma in questo caso non è del tutto deciso il destino di questa proposta che sembra procedere.
Chiediamoci però che conseguenze avrebbe l'attuazione di questa legge sul mondo del web, perchè va considerata in altri termini come una censura permanente, se applicata alla lettera, verso la creazione e condivisione di contenuti e quindi sostanzialmente alle attività base del web con tutta la sua carica di libertà e democraticità. Se approvata “SOPA” potrebbe portare alla chiusura immediata e senza appello di molti siti internet, per es. You Tube avrebbe vita complicatissima come anceh Facebook per non parlare di tutti i siti di streaming.
Insomma lo scontro che si prospetta è del genere “Sylicon Valley contro Hollywood”, non proprio Davide contro Golia, anche se certo il mondo del web si avvicina sempre più a prendere i panni di un piccolo “Davide” ma moltiplicato per milioni e milioni, che sarebbe poi il numero di utenti dei principali siti dell'intero emisfero pronti a rivoltarsi (e questa è la potenza del mezzo che forse più è vicino al popolo, anzi la parola popolo con l'accezione di forza e libertà che lo ha contraddistinto in passato oggi può rivivere solo attraverso il web 2.0 come accaduto per es. in Italia per la questione referendaria dello scorso giugno).
Bisogna anche considerare che c'è una buona percentuale che quanto prospettato in questa anticamera dell'apocalisse digitale non accada (quantomeno non lunedì 23 gennaio) infatti la sola minaccia potrebbe far paura, perché da questo blocco se pur di un solo giorno sarebbe incalcolabile la perdita economica provocata a 360°. E certo fa riflettere come neanche 20 anni fa o forse anche solo 10 anni fa, niente influiva così radicalmente e così direttamente (parliamo di unità di tempo nell'ordine di ore e minuti) sulle nostre vite e forse a onor di critica, c'è da considerare come anche questo in qualche modo sia un minare la nostra libertà, ma queste sono riflessioni peregrine che lasciano il tempo che trovano. Speriamo che tutto si aggiusti, che se anche spenti si riesca poi soprattutto a riaccendere le macchine di Google &co, e se così non fosse forse avremmo trovato qualche corrispondenza delle tante decantate visioni apocalittiche dei Maya.











