Tra le pesanti eredità che gravano sulla storia e sul presente dell'Africa, non si possono dimenticare la tratta degli schiavi e il colonialismo.
Secondo diversi studiosi africani, le stime sulle vittime della tratta degli schiavi sono state a lungo sottovalutate. Lo storico Joseph Ki-Zerbo ha parlato di 19 milioni di africani deportati in America, 4 milioni attraverso l'Oceano indiano, 10 milioni attraverso il Sahara nei Paesi arabi, per un totale di più di 30 milioni. Se queste persone fossero rimaste sul posto, il percorso e il ruolo dell‟Africa nello scenario mondiale sarebbero stati diversi: l‟impoverimento è stato tale che la popolazione africana nel 1945 era di soli 130 milioni di persone, tante quante se ne contavano nel XV secolo.
Delle conseguenze negative del colonialismo si è parlato molto, come anche, attualmente, del malgoverno e della corruzione da una parte, e degli interessi neocoloniali dall‟altra, fattori che, nella loro interdipendenza, hanno collocato l'Africa al margine dell'attuale scenario socio-economico globale, in cui il 90% delle strutture produttive è appannaggio di appena un sesto della popolazione mondiale.
Tra i 33 Paesi del mondo collocati nella fascia più bassa secondo l'indice di sviluppo umano dell'ONU, ben 31 sono in Africa. Quasi la metà della popolazione africana è povera e sottoalimentata, specialmente nell'area subsahariana, dove è concentrato circa un ottavo (12,4%) della popolazione della Terra (più di 800 milioni di persone) con appena il 2,1% della ricchezza mondiale e un reddito pro-capite circa 20 volte inferiore a quello dell'Unione Europea; in molti Paesi - in particolare della fascia centrale - si stenta a raggiungere la soglia dei 1.000 dollari l'anno. Eppure, nel corso del 2008 la ricchezza mondiale è stata di 69mila miliardi di dollari e, equamente ripartita, avrebbe garantito a ogni cittadino del mondo un reddito dignitoso, pari a circa 10.200 dollari l'anno. Basterebbero appena cinque dollari in più pro capite, e cioè 3,5 miliardi di dollari - una cifra non impossibile, specialmente se confrontata con altre spese - per attivare un circuito di produzione e consumo in grado di ridare fiato all‟economia del continente africano e dell'intero pianeta.
La disoccupazione giovanile arriva al 60% e l‟agricoltura rimane l'attività principale (70% degli occupati) ma, specialmente nell'area subsahariana, è più di sussistenza che di resa, fa scarso utilizzo di macchine (appena il 2% del totale mondiale) e privilegia colture di mercato (cacao, caffè, tè, canna da zucchero e simili) orientate e condizionate dalla domanda internazionale. I cambiamenti climatici finiscono per peggiorare una situazione già deficitaria, mentre Paesi come la Cina e l'India, per far fronte alla loro crescente domanda alimentare, acquistano o affittano il suolo africano: negli ultimi tre anni in Africa sono state vendute terre coltivabili per 20/30 miliardi di dollari. Diversi governi di Paesi esteri hanno anche acquistato le licenze per pescare in loco, impoverendo così i pescatori locali (circa 9 milioni), costretti ad abbandonare il loro mestiere e a vendere le loro barche ai trafficanti di migranti.
In mano a Compagnie estere sono anche i maggiori e più redditizi giacimenti minerari e, per giunta, con l‟eccezione delle trasformazioni più inquinanti (come la raffinazione del petrolio), i prodotti estratti non vengono lavorati sul posto ma esportati in forma grezza, per cui è pressoché assente l'industria mineraria connessa con l'attività estrattiva. Le economie africane sono precarie e segnate da una modesta capacità autonoma di crescita, perché dipendenti da fattori esterni sui quali hanno scarse possibilità di incidere. Si esportano le materie prime (minerarie, energetiche, agricole e forestali) e si importano i prodotti delle industrie.
La Nigeria è un esempio significativo di questa situazione contraddittoria, in cui la ricchezza potenziale è associata alla povertà di fatto. In questo Paese, primo produttore di petrolio del continente e un reddito procapite medio di 2.300 dollari l'anno, l'aspettativa media di vita non supera i 47 anni, 2 bambini su 10 muoiono prima dei 5 anni, oltre la metà della popolazione vive sotto la soglia di povertà e il debito con l‟estero è tra i più alti nel mondo con circa 500 milioni di dollari l‟anno solo per il pagamento degli interessi. Eppure, nel periodo 1978-1987, il Paese ha assorbito il 4,7% dell'export militare italiano, per una spesa di 120 milioni di dollari.

















