Nei Paesi occidentali e opulenti buona parte della popolazione è in sovrappeso o tendente all’obesità. Negli Usa il 64% delle donne ha diversi chili in più e un terzo è obeso. La taglia 14, che corrisponde alla 48 italiana, molto spesso non viene considerata dalle grandi firme della moda che già considerano una donna da taglia 46 oversize. Ciò significa che sono molte le donne che non trovano abiti adatti alle loro forme morbide. Eppure sono diversi gli studi che confermano che il peso medio femminile si aggira sui 74 kg facendo della 48 la taglia più diffusa.
Il problema della taglia, e della relativa scelta di capi di abbigliamento, accomuna una cospicua fetta di consumatrici: in Italia il 58,4%, di cui il 20,7% con una misura 46 e il 37,7% dalla 48 in su (Astra Ricerche 2007). Il raffronto con l’attuale situazione europea vede invece il 37,8% delle donne che indossano una taglia 44, il 22,4% la 46 4 il 39,8 dalla 48 in su. Quindi circa 25 milioni di donne in Europa è alla ricerca di moda e di stile per taglie comode.
Inoltre si assiste ad un paradosso tutto europeo: oltre i confini nazionali italiani di abiti dalle taglie grandi ce ne sono in grande quantità, pur riconoscendo che le consumatrici sono vestite peggio per minore gusto rispetto alle Italiane; in Italia, invece, quasi una donna su quattro è sottoservita a causa della taglia abbondante.
L’Italia, pur avendo i prodotti migliori, non tiene conto della domanda perdendo una grande opportunità economica, poiché non riesce a soddisfare la richiesta delle consumatrici. E’ anche questione di dignità, di immagine e di appeal delle cosiddette taglie regolari rispetto a quelle dalla 46 in su, e ancora molto c’è e si può fare per allineare questa discrepanza.
Produttori e distributori non tengono conto anche degli aspetti meramente fisiologici che intervengono dopo i 40 anni quando una donna si trasforma, il punto vita si allarga e si ha inevitabilmente qualche chilo in più; le aziende dovrebbero pensare e sviluppare lo stesso prodotto con misure adeguate tenendo conto della diversa vestibilità.
In passato sono stati fatti dei tentativi, quando alcune grandi firme lanciarono sul mercato collezioni destinate alle donne formose. L’esperimento fallì molto in fretta a causa dei prezzi troppo eccessivi che non reggevano il confronto con l’offerta delle aziende top specialistiche. Da un punto di vista culturale, soprattutto negli Usa, le cose sono molto cambiate grazie anche a slogan come “Grasso è bello”, ma la realtà è che una donna grassa ha pochissime possibilità di procurarsi un abito di alta moda e che non assomigli ad una “palandrana nascondi ciccia”.
L’eleganza extralarge, malgrado tutto, resta solo una piccola fetta del mercato, per il quale non conviene investire molto. E’ il business, bellezza!











