
Roma, Lanificio 159, via di Pietralata, identico numero civico ma diversa indicazione esistenziale.
Una grande struttura, su più piani e poliedrica, che al suo esterno ospita un carrozziere e al suo interno si trasforma completamente diventando area adibita a scuola di danza, ristorante, spazio eventi.
Lanificio 159: una struttura-concetto, di impronta vetero-industriale, diventata zona di aggregazione e di richiamo. “Anche se a noi piace vederla più come una sfida che come un veicolo pubblicitario o commerciale”, dicono Francesca Sbrizzi e Clelia Losavio, due delle socie del gruppo che - grazie allo spazio-eventi - ha portato brio e innovazione in una zona come appunto Pietralata che prima del rinnovamento imposto dal Lanificio era povera di riferimenti. “Per noi che l’abbiamo portato a nuova vita in due anni di lavoro, facendolo diventare uno spazio aperto mentale che di volta in volta si reinventa in base a ciò che ospita… dal musicista all’artigiano”. Con spruzzate di note e musica, anche dal vivo.
Nascere e rinascere: con nuovi arredamenti e nuove atmosfere vintage. Sera dopo sera. Il gradimento della provocazione è assicurato e lo stesso evento di ieri si è ben incastonato nel messaggio lanciato da Paky Gagliano. Il quale ieri, domenica 27 novembre, ha esposto alcune sue opere nel corso di una estemporanea - ‘Appunti di viaggio’- resa ancora più accattivante dalla formula scelta dal Lanificio, che ha mescolato arte, food e drink allestendo ‘L’Arte dell’aperitivo’.
E anche se poi gli aperitivi sono usciti davvero dalle sapienti mani dei barman, quello che ha caratterizzato l’appuntamento con l’arte contemporanea sono state le creazioni dell’estroso 36enne grafico calabrese, dedicatosi a un percorso esistenziale fatto di spunti tratti dal cinema, dalla moda, dalla musica e dei cartoon. Creativo fra creativi, Gagliano applica su tele pittoriche, legno o plastica ciò che la sua fantasia gli consente di elaborare al computer.
Nativo di Catanzaro ma residente a Roma, l’eclettico Gagliano dice di essersi “Ispirato a Mimmo Rotella, per il quale mi porto dentro un grande cruccio: quello di non essere riuscito a conoscerlo. Stasera sono qui a presentare una carrellata su alcuni dei personaggi che hanno fatto la storia più recente della nostra vita”. E’ quindi un Michael Jackson riccioluto e sbarazzino quello che, nell’opera dal titolo ‘King In Heaven’, si ritrova in Paradiso seduto su un trono dorato, attorniato da angioletti che gli rendono omaggio. Dopo la sua prima esibizione, ‘Macchie di colore’, ecco quindi l’esortazione che diventa pannello… Come ‘Paris’, ottenuto da una fotografia scattata da Paky a Parigi e poi lavorata fino a farla diventare un’astrazione ‘rotelliana’, con rossi e aranci che si intersecano fino a rivoluzionare la capitale francese. E poi Che Guevara, Sofia Loren, squarci di film americani.
Lanificio 159 e Gagliano si sono ritrovati bene insieme: la fusion di due provocazioni si è pure fatta mobilio, con le sedie e i tavolini che hanno espresso in cosa concreta ciò che può venir fuori dalla fantasia e dalla grafica computerizzata. Piaccia o no, Paky ha già un discreto mercato e le sue creazioni fra breve voleranno sia a Milano che a Parigi. “Spero però di fare un passaggio anche in Calabria, nella mia Catanzaro… La mia inventiva si nutre dei colori del Sud e alla mia terra vorrei essere vicino”.











