Maschietti, in alto le mani: pink power ormai è inarrestabile!
Nonostante le quote-rosa e i tentativi di fare loro lo sgambetto da parte del mondo ‘in’ (università, finanza, impresa) le donne stanno macinando posizioni su posizioni e il ruolo diventa sempre più predominante in ogni ambito sociale ed economico. Che sia un fenomeno negativo è tutto da dimostrare: per noi di Prismanews è anzi un fenomeno positivo, da salutare con rispetto. La nostra stessa redazione ha una matrice femminile di tutto rilievo: se non ci fossero le varie Irene, Federica, Francesca, Exhia, Celeste, Laura e tutte le altre validissime staffer, il prodotto di Prismanews avrebbe di certo meno appeal
L’unica cosa che ci riesce difficile da accettare è la capacità/autorità/possibilità concesse alle donne di saccheggiare a piene mani nel guardaroba maschile. Ci avete fatto caso? A loro è concesso tutto. Loro si sono prese, volta per volta, tutto lo specifico che caratterizzava il look dell’uomo che-non-doveva-chiedere-mai: la giacca, la cravatta, il cappello, le calze, le scarpe. A noi invece è rimasta l’opportunità di prendere a prestito il cerchietto fermacapelli e la borsa. Un cambio penalizzante, oltremodo!
La giacca, del resto, è stata sdoganata come capo di abbigliamento femminile ormai da anni, con la complicità del tailleur. Come la cravatta, e per fortuna ancora non ho avuto modo di ammirare alcun papillon attorno al delicato collo di camicia. Il cappello - declinato nelle fogge di coppola sicula, baschetto alla Lucio Dalla o copricapo lappone - è andato da anni. Ma quello che più mi ha colpito è stato vedere come un elemento quali le calze da uomo - lunghe, medie, corte - abbia avuto modo di essere rivisitato e di passare tranquillamente da una parte all’altra delle prerogative di abbigliamento senza soffrirne (anzi, è accaduto proprio l’opposto) dando così un’impronta piacevole al new look. Di sociologia e di psicologia non mi intendo, tutt’al più posso considerarmi un curioso osservatore di ciò che accade: ma da uomo cerco ostinatamente di capire perchè ciò sia successo e perchè sia accaduto con successo.
Sulla calze mi arrovello da tempo. Il fatto è che, indossate da un uomo, non diventano per nulla attraenti mentre tutto cambia se a essere protagonista è il pink power; guardare un paio di calzini corti su caviglie affusolate o mezze calze (il noto 'gambaletto') su gambe coperte da una gonna, bè… occorre essere leali con l’altra metà del cielo e con noi stessi: non c’è contraddizione!
E anche per ciò che riguarda le scarpe il maschietto si è ridimensionato ormai da tempo. Non solo perché la donna si è accaparrata la scarpa bassa con le stringhe - oggi rivisitate dal fenomeno-snickers - ma anche perchè ha saputo fare proprie perfino quelle di derivazione statunitense, le bianche/nere così anni Trenta e tip-tap funny-looking. Perché sia accaduto, ripeto, non lo so; quanto alla piacevolezza legata al fenomeno, forse ci sarà qualcuno che scomoderà Fromm o Jung e qualche teoria ancestrale. E ho l’impressione di ascoltare commenti silenziosi sul feticismo legato alla moda, argomento che spesso ritorna nei salotti alla moda.
Da mio angolo di visuale maschile, l’unica cosa che posso fare è stigmatizzare una simmetricità del tutto assente e quindi, per noi, penalizzante. Perché, appunto, a noi è stato concesso di attingere ai soli cerchietti fermacapelli e alla borsa. Gli Scozzesi e i loro kilt non fanno testo perché la loro è una tradizione antica; e nemmeno il pareo estivo può dirsi una conquista: perché vive l’apoteosi di un fuoco fatuo figlio del momento.
Insomma: il dubbio è se davvero siano i vestiti, la moda, il look, a permettere una partecipazione disinvolta e libera alla nostra società delle immagini. Quanto al sottoscritto, la speranza è di aver evitato l’aforisma-condanna di Ezra Pound: “L’incompetenza si manifesta nell’uso di troppe parole”.


















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