Quando si parla delle “rivoluzioni culturali” che hanno portato molti paesi dell’Africa Mediterranea e del Medio Oriente a liberarsi di tirannie che resistevano da oltre trent’anni, la figura che ci viene subito in mente è senz’altro la visione di Piazza Tahrir al Cairo in Egitto, piena di ragazzi accampati da mesi, appartenenti a diverse forze politiche del Paese che chiedevano le dimissioni del presidente-monarca Mubarak e un futuro migliore per loro e per le generazioni seguenti.
Una rivoluzione lenta e silenziosa, quella egiziana, evento epocale non solo per lo stato africano ma che ha avuto anche un importante effetto-domino su tutto il Medio Oriente, basti pensare alle rivolte in Siria e alla guerra civile in Libia che ha portato alla destituzione del colonnello Gheddafi.
Le parole e le emozioni dei protagonisti di quelle giornate indimenticabili rivivono oggi, raccontate dalla superba penna di Imma Vitelli, nel libro Tahrir, edito dalla casa editrice Il Saggiatore, che è stato presentato dall’autrice, coaudiuvata dalla preziosa presenza di Paolo Mieli, già direttore de “La Stampa”, del “Corriere della Sera” e attualmente direttore di RCS libri, presso la Feltrinelli di Galleria Alberto Sordi.
Nel volume Imma Vitelli, inviata di guerra nei maggiori fronti internazionale e corrispondente dall’Egitto nei giorni della rivoluzione, dà spazio più che ad un resoconto sommario dei fatti, alle parole e ai piccoli gesti quotidiani dei personaggi che hanno “creato” e , tramite le manifestazioni di piazza, distrutto il trentennale regno di Mubarak. Simbolo della protesta è stato Ahmed Maher, leader del “Movimento sei aprile” che con la sua costanza e la sua tenacia e tramite, per la prima volta nella storia delle rivoluzioni, l’uso dei social network come Facebook e Twitter, ha dapprima, usato l’ampio mondo della rete per denunciare i soprusi e la corruzione del regime in tutto il tessuto sociale egiziano - visto che i media tradizionali, controllati dal regime non facevano altro che mostrare una realtà rassicurante ben diversa dalla situazione reale del paese - e poi ha organizzato la prima manifestazione di protesta il 25 gennaio 2011. Da allora il giovane ragazzo egiziano e il suo movimento hanno occupato stabilmente la piazza, restandoci fino alle dimissioni del presidente.
Una piazza multicolore, rappresentata da tutte le forze politiche del paese, con una reciproca tolleranza fra loro, uniti da un unico grande obiettivo comune: la libertà dalla tirannia e la riconquista della felicità, obiettivo raggiunto senza un eccessivo spargimento di sangue nonostante la “legge marziale”, che permetteva di reprimere le manifestazioni di dissenso nel paese anche con l’uso della violenza.
Un grande ruolo nel corso delle proteste l’ebbero le donne, e la Vitelli nel libro si sofferma soprattutto su due figure: Azza Kamel e Sally Toma. La prima pur di sostenere la rivolta ha dovuto lottare con la sua famiglia e ha perduto il posto di lavoro. Sally Toma, irlandese di nascita ma egiziana di adozione ha esortato più volte il suo popolo a “Uccidere il tiranno Mubarak dentro di loro” prima di rovesciare attivamente il sistema con l’insurrezione. Un chiaro riferimento ad un sistema già corrotto alla base che solo un effettiva presa di coscienza della popolazione poteva eliminare per sempre. Una rivoluzione riuscita quindi ma che non ha prodotto risultati concreti nell’immediato. Infatti il paese nordafricano è lontano, ancora molto lontano, da un regime democratico ma la “scintilla”mossa da questa protesta popolare ha già prodotto gli effetti voluti ossia la fine della tirannia del “faraone” Mubarak.
Esaltando le manifestazioni spontanee, la Vitelli però critica aspramente il suo mondo, il mondo giornalistico, reo a suo avviso di non essere stato molto esauriente sull’effettivo significato della rivoluzione, ma di aver creato, divulgando notizie a volte fasulle, dei veri e propri giornalisti-star che sono diventati essi stessi la notizia piuttosto che i discorsi o le proteste della piazza.
Insomma un libro da sfogliare tutto d’un fiato per comprendere le reali cause delle proteste che hanno incendiato il Medio Oriente la scorsa primavera e anche per vedere criticamente e capire le ragioni dei movimenti di lotta spesso clandestini, esistenti pure in Italia, che cercano con la loro voce di migliorare e di cambiare le condizioni di vita dei rispettivi Paesi. Piazza Tahrir del cuore del Cairo vuole essere la piazza simbolo di una libertà ritrovata e, perchè no, un modello per noi per ritrovare la “nostra libertà”.










