
Una classe dirigente mal tollerata è quella che, alla direzione, ha scarsa attitudine. Combinare pasticci e scaricare i costi di tale impreparazione sulla collettività diviene quindi pressoché logico - doloroso invece per chi sta dall’altra parte, cioè noi cittadini.
La miglior chiosa al libro di Floris viene dall’autore stesso: che alla libreria Feltrinelli di Galleria Sordi, a Roma, ha spiegato che il sottotitolo avrebbe dovuto essere ‘Ed è colpa nostra se stanno là!”, in aggiunta al ‘Perché abbiamo la classe dirigente che non ci meritiamo’.
Io però vorrei chiederle se la risposta alla domanda di fondo sia questa: la colpa di tutto non è tanto ‘del’ conflitto di interesse bensì ‘dei’ conflitti di interesse che paludano l’Italia… Ma vorrei anche sapere se l’addio di Ruffini dalla guida di RaiTre si stia avvertendo! “Più che altro direi che nel Paese serva la trasparenza, sarebbero da criticare gli effetti delle lobby più che la loro formazione. Insomma: occorre un’azione regolatrice che abbia come fine quello della trasparenza. Io sono stato per diverso tempo negli Stati Uniti e ricordo che lì, quando si doveva dare parola a un qualsiasi intervistato, il sottopancia televisivo indicava chi fosse la persona in questione e quali fossero i suoi legami e interessi. Quanto a Ruffini: è un ottimo amico. Il suo passaggio a La7 ci ha fatto scoprire un ottimo Di Bella. Il fatto che Ruffini adesso sia un nostro competitor serve a darci la sveglia e questi è il vantaggio della concorrenza. Anche in tempo di crisi”.
Tornando a ‘Decapitati’ (Rizzoli), Giovanni Floris ne spiega la nascita prendendo come punto di riferimento alcune riflessioni mutuate sia dalla trasmissione ‘Ballarò’ di cui è conduttore, sia da una visione d’insieme della società italiana. “La crisi galoppante ha decretato la ‘liquefazione’ della precedente giuda politica, guida politica che oggi è archiviata dai fatti. Eppure è la stessa che ha vincolato l’ok a Monti al patto che egli non si candidi alle prossime Politiche… Non credo che sia questo il sistema con cui si fa’ selezione della classe dirigente! In passato, figure del calibro di Ciampi, Amato, Pertini, De Gasperi, Napolitano hanno funzionato perchè hanno dato dimostrazione di disciplina; lo stesso dicasi per Giorgio Napolitano, il Presidente della Repubblica. In Italia, va detto, non si emettono condanne morali né per festini né per auto blu: bensì proprio per l’assenza di disciplina di una classe dirigente che deve rispettare fino in fondo il proprio mandato”.
Italiani ai quali si potrebbe forse fare un unico appunto: quello cioè di essere troppo indulgenti nelle deleghe. Politiche, soprattutto.
Nel ruolo di moderatore della serata, Andrea Valentini di Rai Tre ha condotto gli interventi del e stimolate le annotazioni dei due relatori: il presidente dell’Eni Giuseppe Recchi e quello dell’Istat, Enrico Giovannini. Che si sono confrontati partendo da un spunto di Valentini, il quale ha sostenuto come di classe dirigente non si debba parlare solo in termini politici bensì in una dimensione più totale, tale da abbracciare l’insieme dei rapporti che animano una democrazia. Recchi ha così ricollegato il calo di fortuna nazionale al panorama europeo. “La Ue adesso sta scontando la mancanza di governance, fattore che la sta azzoppando in un mondo sempre più globalizzato e computerizzato dove è la velocità a regnare. Ma occorre essere fiduciosi nelle capacità del nostro Paese, che oggi ha una governance di eccellenza all’interno dei propri dicasteri. Floris si è reso autore di una analisi incisiva, raccontando in termini provocatori i ‘buoni’ e i ‘cattivi’ di cui siamo testimoni”.
Per Giovannini, “Un volume di impegno sociale, utile a chi non ha dimestichezza con la Storia recente e che qui può ritrovare figure di cui forse si era scordato. A me piacerebbe rammentare che tuttavia, già prima della crisi, il reddito italiano era più basso rispetto a quello della media Ue. Ci sarebbe allora da chiedersi perché il Paese si sia ritrovato, nel tempo, con risorse sempre minori. Semplice: perchè da venti anni è cresciuto di un misero 0,20% all’anno! Eppure gli strumenti per denunciare la piega che stavano prendendo gli eventi c’erano: perchè non ce ne siamo accorti?”
Saggiamente Floris ha ripercorso la cronistoria recente delle trasmissioni tv, tornando indietro di quel tanto che è bastato a rammentare - ad esempio - le polemiche sull’articolo 18.
Le altre preferiremmo non rievocarle, colpevoli come sono nell’averci condotto pressoché sul baratro.
(foto: da sx Valentini, Floris, Giovannini)










