Un tornado. O forse anche di più. Per la sua forza destabilizzatrice di equilibri e di mondi ritenuti prima intangibili, l’effetto-Wikileaks ha davvero rappresentato/sta rappresentando una novità assoluta di cui devono prendere coscienza sia gli Stati che i grandi apparati internazionali.
Internet è un qualcosa che cambia i rapporti e occorre rendersene conto.
Di Wikileaks si è discusso alla libreria Feltrinelli di via Vittorio Emanuele Orlando, a Roma, in occasione della presentazione del libro “La Provincia e l’Impero. Il giudizio americano sull’Italia di Berlusconi” (Storie-Feltrinelli) scritto da Alessandro Giacone e Mimmo Franzinelli, sulla base di materiale uscito fino allo giugno 2011.
“Un libro spietato, che rivela il rapporto che l’Italia ha con gli U.S.A., fatto di arlecchinate e di promesse”. Parola dell’ambasciatore Giuseppe Cassini, che ha ricordato una cena avvenuta nel 2003 a New York in occasione del Columbus Day: “L’ospite d’onore di quella cena era Antonio Martino. In perfetto inglese affermò che ‘Come dice bene il mio premier, noi stiamo dalla parte degli Stati Uniti ancorché senza sapere come la pensano’. Una dichiarazione che, per un diplomatico, è tremenda e che è indice di assoluta arrendevolezza”.
Il libro riporta i telegrammi partiti dall’ambasciata americana di Roma e spediti al Dipartimento di Stato da parte degli ambasciatori Sembler, Spogli e Thorne: “Soprattutto i primi due esaltano Berlusconi, evitando però di sottolineare il difetto di quei principi che invece sono a fondamento della democrazia americana come il conflitto di interessi”. Una realtà come quella USA che ad esempio ha impedito a un miliardario come Ross Perot di diventare presidente nonostante le decine di miliardi spesi nella campagna elettorale. Cassini ha poi sottolineato l’alto valore tecnico dei dispacci inviati a Washington, “Deve essere tributato un vero omaggio all’intelligenza di chi li ha redatti, considerata la bravura nel capire gli avvitamenti della politica italiana che spesso sono ignote a noi stessi che la leggiamo tutti i giorni”.
L’ambasciatore si è poi detto deluso dalla dichiarazione del presidente Obama: “Lui ha usato più o meno lo stesso concetto che Bush impiegò sulla tortura eseguita mediante ‘waterboarding’; Obama infatti ha parlato del soldato Manning, colui che ha dato i file a Wikileaks, dicendo che secondo i suoi giuristi non c’è nessun abuso nel modo in cui è trattato sotto reclusione”.
Secondo Massimo Teodori, “Quest’opera pubblica documenti che solo nel 5% dei casi sono classificati come ‘secret’, il rimanente infatti è ‘confidential’ e dunque ben lontano da quel livello assoluto di segretezza dato dal ‘top secret’. Personalmente mi sono interrogato su come sia vista, qui da Roma, la politica italiana da parte degli americani; mi sono risposto che non vi è alcuna interferenza per quanto riguarda la politica interna, condizione ben diversa dall’epoca della Guerra fredda. Le cose cambiano invece in materia di politica estera: gli U.S.A. sono preoccupati per il rapporto che lega Berlusconi a Putin e sottolineano il conflitto di interessi che lega i due, in affari nel gas”.
Interessante apprendere, inoltre, le segnalazioni che da Roma partono per la capitale statunitense in relazione alla pericolosità della mafia e del crimine organizzato che ha contatti con i gruppi terroristici islamici.
Ma Teodori mette in risalto anche il giudizio che gli ambasciatori danno del Premier: “Lui si sente un mediatore e invece non lo è, anzi è ridicolo”. Anche da lui un plauso all’acutezza degli analisti: “Che dal 2007 si occupano di Lega Nord e scoprono con anticipo Marco Reguzzoni, l’attuale presidente dei deputati padani“. E poi le battute di Berlusconi su Obama ‘abbronzato’ - ripetuta due volte - e quella di Maurizio Gasparri, secondo cui ‘L’elezione di Obama avrebbe contribuito a fare un favore ad Al Qaeda’. Battute che non abbiamo ancora finito di scontare”.










