
Pietro Rossi è senza dubbio uno dei più autorevoli filosofi della storia ancora in attività in Italia; allievo di Nicola Abbagnano, voce riconosciuta a livello europeo avendo lavorato a Parigi e Heidelberg, è oggi professore emerito all’Università di Torino, dove ha insegnato prima Storia della filosofia e poi Filosofia della storia. Nell’ambito della cultura filosofica, questa inversione di termini non è cosa da poco: si tratta di due discipline differenti per quanto complementari e strettamente legate.
Da un lato, la ricostruzione del corso del pensiero filosofico (non è un caso che il filosofo è stato uno degli autori di una delle Storie della filosofia più importanti del nostro Paese, realizzata dall’editore Laterza nel corso degli anni ’90), dall’altro il tentativo di offrire un fondamento metafisico e concettuale a quel corso, un criterio di ordine e di comprensione. L’interrogativo resta quello relativo alla possibilità di rintracciare una qualche ragione ultima nella storia dell’uomo, ed è chiaro come il tema sia stato affrontato fin dall’antichità per arrivare al rigorosissimo sistema hegeliano e ai ripensamenti della filosofia novecentesca.
Pietro Rossi, nel corso della sua luminosa carriera, fin dagli anni ’50 si è occupato di questi problemi affrontando il pensiero di Dilthey e Weber tra gli altri, e tra le sue pubblicazioni ricordiamo Lo storicismo tedesco contemporaneo e La teoria della storiografia oggi, ma anche il più recente L'identità dell'Europa dove ci si interroga sul destino del nostro continente e della nostra cultura a partire proprio dalla prospettiva che comprende le numerose componenti sviluppatesi nella sua storia millenaria.
In occasione del suo ottantesimo compleanno, Rivista di filosofia dedica al filosofo torinese e al dibattito sempre attuale sulla filosofia della storia un intero numero, dal titolo Momenti e figure della filosofia della storia. Per gli ottant’anni di Pietro Rossi, curato da Massimo Mori.
I vari contributi offrono una rosa ben assortita sul tema della filosofia della storia, a partire dalla filosofia medievale (Agostino: storia della filosofia e tempora christiana di Gianfranco Fioravanti), passando per la speculazione settecentesca di Vico, uno dei padri e delle massime espressioni di quest’ambito di studio (Le «borie» di Vico tra etica e filosofia della storia di Giuseppe Cacciatore), per arrivare a Voltaire (Candide, la teodicea e la «philosophie de l’histoire» di Paolo Casini).
Non poteva mancare un saggio di materia hegeliana, anche perché lo storicismo idealista è stato per molto tempo uno degli interessi centrali nella carriera di Rossi (La filosofia della storia di Hegel: problemi di interpretazione di Claudio Cesa); Giorgio Lanaro propone invece uno studio dedicato al positivismo (Comte interprete di Condorcet). È palese il livello degli autori che hanno contribuito alla realizzazione del volume, tutti affermati studiosi che sicuramente hanno conosciuto nel corso della loro carriera l’opera di Rossi; ma il numero non sarebbe stato completo senza un intervento dell’altro grande filosofo della storia, e storico della filosofia, ovvero Fulvio Tessitore, che nel suo Congedo o rinascita dello storicismo? esprime i suoi punti di disaccordo e rottura con Rossi, sempre però con grande correttezza, come si addice tra due intellettuali seppur in disaccordo. A chiudere il numero, non poteva mancare un lucido e avvincente saggio dello stesso Pietro Rossi, che nel suo Nascita e metamorfosi della filosofia della storia fa il punto sull’attuale scenario, nell’epoca del superamento dell’eurocentrismo e della necessaria apertura a diverse logiche storiche lontane ormai dall’Ottocento.
Un numero questo impedibile per chi studia la filosofia della storia, ma anche un reperto e un documento di grande prestigio e livello per tutti gli studiosi di filosofia in genere.










