
Il Governo Monti? La rappresentazione diretta dei poteri forti internazionali. L’Italia? Un Paese commissariato BCE, Commissione Europea ed FMI, ora colonizzato dai tecnocrati del potere finanziario mondiale.
Ma anche dubbi che necessitano di risposte più profonde: come comportarsi in una situazione nuova come l’attuale? In che modo strutturare la protesta? Come fronteggiare lo scenario che pare prospettare un futuro apocalittico?
Hanno provato a rispondere USB, Cib-Unicobas, SlaiCobas, Snater e USI, sigle dei sindacalismo di base ritrovatesi a Roma in un’Assemblea nazionale aperta e che ha elaborato un documento-guida su cui verrai sviluppate le azioni dei prossimi mesi, non ultimo lo sciopero generale.
Netti gli interventi, come quello di Paolo Leonardi (Usb): “Davanti a noi altri 25 miliardi di interventi che si andranno a sommare ai 140 delle precedenti manovre… alla fine vedremo che di equità si parlerà solo in relazione al pagamento del posto-barca! Non si capisce però perché in Europa si protesta vivamente - come in Portogallo, Grecia, Regno Unito - e qui invece il movimento operaio tace”.
Per Stefano D’Errico (Unicobas), “Il governo Monti porterà il movimento dei lavoratori alla sconfitta. Monti del resto è colui che detto che ‘Grazie alle capacità della Gelmini e di Marchionne avremo migliore formazione e migliori auto’… Perché in Grecia e Portogallo si lotta e qui no? Perché l’informazione non ci ha detto - per tempo - cosa davvero è accaduto in Islanda, dove il popolo non ha pagato il debito? E perchè l’Italia è il Paese in cui manager come Cimoli prima fanno danni alle Fs, poi all’Alitalia ma alla fine se ne vanno con miliardi di buonuscita?”.
In assenza di una patrimoniale vera; con l’obiettivo di mettere le mani sulle risorse del sistema previdenziale pubblico e recuperare profitti attraverso l'allungamento senza fine dell'età pensionabile e l'introduzione dei fondi privati per le nuove generazioni; con il reddito sociale minimo prospettato dalla Foriero e che diventa la riedizione delle tessere di povertà: con un simile panorama “Il conflitto sociale è l'unico ostacolo reale all'intero progetto. Non basta la totale subordinazione dei sindacati concertativi a garantire la pace sociale e i processi di destrutturazione. In questo senso va inquadrato l'accordo del 28 giugno, che ha visto la Cgil rientrare nel gioco della “codeterminazione”, come dichiarato dalla Camusso, e definito “lubrificante” dell'art. 8 dalla Marcegaglia, ultimo omaggio del passato Governo a Marchionne: tale accordo non prevede solo la cancellazione del CCNL ma l’ulteriore tentativo di spazzare via qualunque forma di partecipazione democratica dei lavoratori. Così come con l'inasprimento della legge 146, attraverso la regolamentazione restrittiva e ossessiva del diritto di sciopero, si tenta di cancellare di fatto la possibilità del conflitto”.
Come è stato scritto nel documento finale da tutti sottoscritto, “Riteniamo indispensabile costruire un percorso comune per affrontare questa fase, sia lavorando alla preparazione dello sciopero generale, sia mobilitandoci nei territori per aprire un ciclo di lotte nel Paese che ridefinisca il ruolo centrale del lavoro e dei lavoratori”.











