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Eutelia/Agile: l’offerta di acquisto proteggerà tutti o alcuni?

Enrico Giacobbe e Marco GiovanrosaSecondo alcune fonti, pare che sul piatto ci siano cento milioni di euro da parte del gruppo estero “Piero della Francesca” interessato ad acquisire Eutelia. La domanda verte però su quello che sarebbe l’eventuale destino di altri dipendenti, quelli appunto di Agile, alla fine non direttamente coinvolti in un piano industriale che ancora una volta cancellerebbe sul nascere una integrazione Tlc/It che nei fatti in Italia non si è mai avuta.

Non è recente ma vale sempre la pena di essere ricordato: alcuni dipendenti di Agile da mesi si stanno dedicando all’agricoltura allo scopo di tenersi allenati in vista di un probabile rientro a pieno titolo nel mondo del lavoro dal quale sono stati espulsi.
Meritorio il loro volersi tenere a ogni costo a galla: eppure la vicenda che si lega al nome di Eutelia/Agile identifica un pezzo di storia industriale e sociale italiana che fa a pugni con il clima da 150° anniversario dell’Unità. E più che una vicenda legata alle tematiche del lavoro appare una storia di genere spionistico, con personaggi a tinte fosche e momenti di ordinaria follia.
In estrema sintesi, va rammentato che siamo davanti alla via crucis di lavoratori che le hanno tentate tutte per restare in sella: come raccontano sul sito web da loro allestito, “Dopo l'accoglimento del Tribunale della nostra istanza di insolvenza, è stata confermata la manovra fraudolenta della nostra cessione da parte di Eutelia (di cui eravamo dipendenti fino al giugno 2009) ad Agile srl (società 100% di Eutelia) venduta un minuto dopo alla fantomatica Omega SpA, capitanata da esperti in fallimenti societari (ora in galera o ai domiciliari)… Ci sono i verbali, immancabilmente disattesi, con cui i vari ministri dello Sviluppo Economico assicuravano la presa in carico e la ’soluzione’ della vicenda di un'azienda informatica con un portafoglio di 250 milioni di commesse mandata deliberatamente allo sbaraglio tanto da far sparire perfino i 54 milioni di euro di TFR… Ci sono infine i comunicati che raccontano le varie iniziative sindacali: dal presidio della sede di Roma durato sei mesi a quello davanti Montecitorio per tre mesi, alle varie iniziative davanti alle sedi di Province e Regioni, ecc.”.

Marco Giovanrosa, lei è delegato sindacale della RSU Fiom: può dirci qual è lo stato dell’arte di Agile? “Siamo reduci da una conferenza nazionale organizzata da noi della Fiom e ospitata presso la Cgil, qui a Roma. Va dato atto che pure l’Ugl, peraltro non rappresentata in azienda, si è impegnata a darci una mano e a combattere con noi per un unico obiettivo: il nostro diritto al lavoro e non all’assistenzialismo. Ne siamo così convinti che addirittura abbiamo presentato noi un Piano industriale per riunire Tlc e It sotto un unico tetto. Inoltre siamo reduci da un’audizione alla Camera dei deputati davanti alla Commissione Lavoro che all’epoca era guidata dal ‘fliniano’ Moffa (oggi ritornato al Pdl - N.d.R.)… Quello che non capiamo è perché altri sindacati vedano con favore la Cassa integrazione che, in concreto, serve da incremento del lavoro nero. Quanti lavoratori che vivono con poche centinaia di euro al mese sono costretti a farne altri per arrotondare? Intanto registriamo la presenza di tre ulteriori Commissari che stanno gestendo le sorti del gruppo: Di Mondo, Chiaruttini e Fasano… mentre i tre precedenti adesso sono divenuti amministratori straordinari di Eutelia. Parlo di Pace, Saitta e Schirone: ma quest’ultimo a un certo punto decise di dimettersi”.

Perché sottolinea ciò? Che importanza ha nel contesto della vicenda? “Perché è una storia pazzesca! Pensi: Eutelia ha 120 milioni di debito con l’Erario che a sua volta ne ha decretato il fermo amministrativo. Agile invece non ha tutte le certificazioni in regola per poter operare - ad esempio è deficitaria in tema di sicurezza; questo ha reso inaffidabile l’azienda agli occhi di alcuni committenti che hanno dirottato altrove le commesse. Ma non solo questo: il fermo amministrativo impedisce ad Agile di presentare fideiussioni alle eventuali gare di appalto a cui vorrebbe partecipare. In cassa non c’è liquidità, a quali che potremmo partecipare?”.

Ci si dovrebbe impegnare a ridare vita a una realtà industriale che è al momento ferma… “Bè, in Agile c’erano 1.450 dipendenti, oggi ve sono in servizio 420 e i rimanenti sono in Cassa integrazione, che durerà finché dura l’Amministrazione straordinaria. Poi si vedrà. Ma intanto ci sono le otto Questure attorno a cui l’azienda sta lavorando per implementarle… speriamo che il lavoro non ci venga tolto. Per la parte che ci riguarda cerchiamo l’impossibile pur di rientrare al lavoro, quello che posso dire è che si era parlato di un interessamento di Tiscali e di Almaviva ma nulla si è concretizzato… noi speriamo negli amministratori straordinari ma lo in chi sperano?”.

Alcuni di voi si stanno impegnando in questa iniziativa di carattere agricolo. Ne parliamo? “Volentieri. Il progetto si chiama ‘Eu-torto’ e credo che sia lampante il senso… siamo ospiti presso l’azienda agricola dell'Istituto Agrario 'Garibaldi', all'Ardeatina, e prendiamo parte all’iniziativa Orti Urbani della Provincia di Roma. Lavoriamo su tremila mq, alcuni di noi hanno deciso di non gettare la spugna e di essere attivi e reattivi, Si tratta di coloro che non pensano ai 54 milioni di euro di TFR di cui, ad oggi, non si conoscono le sorti!”.

Nonostante tutto, siete ancora orgogliosi di fare parte di un team. “Perché si sorprende? Noi non siamo lavoratori improvvisati: nell’ambito del nostro settore abbiamo competenze e skill che ci avevano portato ad avere come clienti Poste Italiane, la Camera dei Deputati, il Comune di Roma, tanto per citarne un paio… Ed è la nostra azienda che tiene in vita il progetto “Schengen” per conto del ministero dell’Interno. Se il nuovo management di cui si parla volesse puntare su di noi troverebbe persone preparate che hanno bisogno solo di una minima formazione e poi sarebbero pronte a ripartire. Speriamo davvero che si verifichino le risorse che si hanno già, prima di rivolgersi all’esterno”.

Sarebbe una lieta conclusione e una felice ripartenza per un’azienda che, a Napoli, ha rischiato il pignoramento dei mobili per morosità dei canoni di locazione. E uno smacco per quanti pensavano che fare impresa a sbafo fosse possibile: coloro che sul sito web dei lavoratori sono stati - magnificamente! - definiti “IM-prenditori”!

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Autore di questo Articolo: Alfonso Palumbo

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