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Sciopero nazionale: sindacati di base pacifici ma duri. La crisi? Banche, capitali, Monti!

Trevisan102 giorni dopo la manifestazione del 15 ottobre. Stesso itinerario, stessi temi, stesse rivendicazioni. Ma senza la presenza degli uomini in nero.

Un servizio d’ordine impeccabile nel quale si sono saputi disimpegnare egregiamente gli uomini del sindacato, che in pettorina colorata hanno chiuso e aperto il corteo mossosi da piazza della Repubblica e ritrovatosi dopo km di marcia in piazza San Giovanni.

Il sindacato di base - Usb, Unicobas, Usi, Snater, Siai-Cobas, Si-Cobas - ha dunque recuperato gli stessi temi e le stesse rivendicazioni del 15 ottobre 2011. Con la differenza di un Premier al posto dell’altro. Se a Mario Monti sono fischiate le orecchie, sarà stato grazie all’eco dei cori e dei rimproveri elevatisi dai manifestanti. Tante le categorie di lavoratori presenti, a partire dai comparti (Scuola, Ricerca, Trasporto, etc.) e dalle aziende più disparate (Coop, Leroy-Merlin, Thalis-Alenia, Fiat), con una massiccia rappresentata di delegazioni regionali.

102 giorni dopo le condizioni del paziente non sembrano essere migliorate di molto. E se gli slogan fossero la misura del malessere, allora c’è da dire che il timore è divenuto quello di una fine pressoché prossima. O inevitabile.
Se da una parte c’è carenza di lavoro, dall’altra c’è un debito gigantesco che il sindacato di base non intende affatto far scontare sulla pelle dei lavoratori e un Capitale che si diverte a fare la faccia feroce. I discorsi sono stati articolati; così, si è detto di una situazione che “Obbliga a porsi all’attacco del grande capitale”: moloch che strozza, impicca, annulla e schiavizza.

Tutto è in mano alla finanza. La stessa governance del Paese è detenuta da uno yes-man dell’Europa, Mario Monti: “Un banchiere che ha avuto rapporti con Goldman-Sachs”. Ma anche i sindacati confederali non sono immuni da pecche, anzi: “Perché non chiamano alla lotta, perché fanno manfrina e polemiche risibili se non vengono convocati dall’Esecutivo… Ma in realtà il loro interesse è solo nei fondi-pensione privati che gestiscono, ed è per questo che si sta cercando di smantellare la previdenza pubblica”.

Il Presidente del Consiglio Monti sulla scia di Berlusconi; Pietro Ichino e il Pd che si accodano a Marchionne; la Triplice e l’Ugl colpevolmente silenziosi. “Chi fa opposizione oggi è solo il sindacato di base: gli altri ignorano ciò che rivelano la Banca d’Italia e l’Eurispes. Che rispettivamente hanno sancito il livello più basso dei salari dal 1995 e la difficoltà per il 45% degli Italiani ad arrivare alla quarta settimana del mese”.

Se striscioni come quelli che evocavano “Geronzi prendi sodi e scappa” - autore il Fondo pensioni della Cassa di Risparmio di Roma - oppure “La casa è un diritto” - scritto da A.s.i.a. - sono apparsi specchio di un’Italia anomala, ancora di più lo sono state le parole di Alessandro Trevisan, segretario generale dell’OrsA, sindacato di base dei ferrovieri.
“Quello che scontiamo oggi è il frutto di una politica assente e che per 50 anni ha affermato come uniche scelte il trasporto e la distribuzione su gomma. E’ per questo che da noi non esiste un serio trasporto locale ed è per questo che non si è mai investito in infrastrutture. L’eccezione è la Tav perché in ballo ci sono interessi enormi e la presenza di aziende straniere… Dispiace ascoltare chi afferma che le liberalizzazioni saranno la panacea di ogni male: non è così”.

In Gran Bretagna si sta cercando di porre rimedio agli errori del passato provando a reintrodurre lo Stato nel settore dei trasporti: la privatizzazione ha portato il costo di alcuni abbonamenti a circa 370 sterline laddove in Italia si spendono 40-50 euro.

“Obiettivamente va detto che investire nella costruzione di treni non è economico. Ma lo diventa in prospettiva se si tiene conto dell’ambiente, della salute, della sicurezza… E comunque la liberalizzazione in Italia molto probabilmente significherà salari bassi, orari di lavoro allungati a 9, 10 o 11 ore e la mancanza di un Contratto nazionale di lavoro. Privatizzare non sempre è la migliore soluzione: la stessa Cargo che si rivolge al settore delle merci non è che abbia avuto incrementi o vantaggi di mercato”.

La situazione del trasporto locale dovrebbe invece interessare. E’ una realtà delicatissima, moltissimi di noi usano questa opportunità per lavoro. “Eppure la politica fa finta di non vedere. In Germania, Francia, Austria e Svizzera, il trasporto ferroviario regionale e il servizio universale sono stati incentivati con introiti a km più alti dei nostri. Se in Italia siamo sui 9 euro, in Germania siamo a 11,30 e in Francia a 14,90; se la tariffa italiana è pari 3,68, in Francia siamo a 8,20… Insomma: si fa in modo alle imprese nazionali di competere non solo sul mercato interno ma pure di operare all’estero. E’ il caso del 20% che i francesi di Sncf posseggono di Ntv e del 30% che i tedesche di DB hanno di Rtc”.
E cosa diciamo a chi afferma che la maggiore concorrenza determinerà tariffe più convenienti? “Per i pendolari - perché di essi parliamo - si tratta di un’affermazione che si scontra con una realtà diversa, visto che in nessuna Regione gli introiti da tariffe superano il 40% dei costi di produzione, con la parte rimanente coperta dagli introiti del contratto di servizio”.

Ovvio che l’OrsA vigilerà su quel che sarà il futuro prossimo del trasporto ferroviario. Similmente ovvio che di manifestazioni di protesta oggi ne siano state annunciate altre. Il sindacato di base terrà alto il livello del confronto. Il timore è che la situazione economica si sta avviando verso un punto di non-ritorno.

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Autore di questo Articolo: A. P.

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