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Frequenze tv, altro che beauty contest. Europa 7: “Il duopolio vero problema!”

Entrare nel mercato e crescere: lo stabilisce una sentenza della Corte di Giustizia europea di Lussemburgo. Informare in modo libero e lineare: lo vuole Francesco Di Stefano, editore di Europa 7.

Se il primo step gli viene riconosciuto dalla UE, il secondo gli viene negato dal perverso meccanismo in atto nel Paese. Dove le voci libere, indipendenti, obiettive - e che vorrebbero creare coscienza e competenza nel cittadino - vengono schiacciate dalla ‘politica’ deteriore.
Eppure sia Francesco Di Stefano che la sua emittente ci sono. Più difficile è il gioco, più ostacoli vengono eretti, più l’editore punta i piedi e chiede legittimazione. Tenendo conto della messa in mora del 2006 da parte della Ue al Governo italiano che agiva contro le direttive comunitarie.

“Ma noi non la chiediamo così, tanto per fare. Ci sono sentenze ben precise, ad esempio quella del 2008 della Corte di Giustizia europea che ha condannato la Legge Gasparri obbligando lo Stato italiano a darci le frequenze. Purtroppo la nostra storia editoriale è tale da averci abituato sì a vincere ma poi a non poter dimostrare sul campo le nostre vittorie. Sono dieci anni che avanti così!”.

Eppure Francesco Di Stefano ed Europa 7 ci sono. Resistono. Non sono dei dilettanti e il tempo sta dando loro ragione. “Sì, quello che lei dice è vero… Eppure ad oggi non abbiamo visto un soldo, nemmeno a livello di restituzione di tutto ciò che abbiamo speso in anni di battaglie legali. Lo scorso 12 ottobre c’è stata l’udienza finale della controversia che abbiamo portato fino a Bruxelles ma ancora non se ne conosce l’esito”.

Come va E7? “Affatto male, affatto male… Abbiamo organizzato la rete e raggiunto una copertura del territorio nazionale pari al 75%. Purtroppo non è ancora scattata la nostra proposta-pay in quanto non siamo riusciti a farci assegnare dalla Lega Calcio i diritti prima detenuti dalla ex-Dahlia: avevamo proposta una cifra che non è stata ritenuta convincente. L’ultima gara si svolgerà il 27 gennaio e pure stavolta saremo noi gli unici in lizza… Non nascondo che non si sia trattato di un’offerta molto generosa, ma viste le condizioni in cui siamo costretti a operare - senza un solo euro di rimborso dopo anni di scontri giudiziari! - dare di più non sarebbe stato possibile. Di fatto Europa 7 è la terza piattaforma abilitata a trasmettere sia in HD che in 3D. Credo che anche la qualità della produzione dovrebbe essere messa sul piatto ai fini di una scelta”.

Fra poco si tornerà a parlare di ‘beauty contest’ e di quello che farà Corrado Passera, ministro dello Sviluppo Economico. La sua emittente sarà in gara? “Noi avevamo già partecipato al lotto A1 per il canale VHF, come al solito eravamo gli unici in lizza, e di fatto ce lo siamo aggiudicato - e si tratta di un canale riservato solo alla tv, dove la telefonia non verrà mai a sovrapporsi. Si tratta di una frequenza su cui trasmettiamo solo noi e la Rai. Per quanto ci riguarda la scelta ci avrebbe dato modo di realizzare un’economia di scala utile a contenere i costi…”.

La interrompo perchè mi sembra che lei si stia adombrando… “Stavo solo riflettendo: ma davvero si pensa che passando da una gara ‘gratuita’ a una a pagamento i partecipanti automaticamente aumenteranno? E’ una colossale fesseria! La verità è una sola e ha un nome che tutti conoscono: duopolio! Il mercato impone: o si ha una posizione dominante oppure non si entra in lizza! Siamo davvero un Paese strano, un Paese che fa’ finta di non capire che alla fine - dove ci sono soldi - vince sempre Berlusconi. La politica al momento mi pare stia ragionando bene, visto che dice di non voler dare frequenza né alla Rai né a Mediaset. Vedremo se si rispetterà il diritto al pluralismo e si vorrà favorire l’ingresso di nuovi competitor”.

Insisto: il suo stato d’animo? “Guardi, ancora devo metabolizzare il passato… Siamo arrivati a questo beauty contest solo perchè la paura era tutta per ciò che avrebbe fatto Sky. Io dico solo una cosa: che la Corte di Giustizia si è espressa e che qualcuno dovrà accettare il verdetto. E comunque sul segmento C ci siamo presentati sia noi che Telecom, un esito rispetto a ciò dovremo averlo. Vada come vada, il Governo deve tener conto di questa sentenza!”.

Premesso e ribadito che chi non vi vuol bene è impaurito dalla vostra intenzione di fare ‘anche’ libera informazione, immagino che abbiate già pensato a un progetto del genere. “Certo che sì! Tanto che proprio in tema di beauty contest c’è un piano ben definito. Si tratta di un progetto relativo al digitale terrestre… con annesso piano che dia fondo a un’informazione libera e di approfondimento”.

A proposito: vi siete posti il problema della riforma dell’Ordine dei Giornalisti e della paventata abolizione della categoria dei pubblicisti? “Proprio per niente, per noi conta il merito! Specie in un’iniziativa privata e libera come Europa 7”.

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Autore di questo Articolo: Alfonso Palumbo

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