Non ci si finisce mai di stupire - purtroppo in negativo - di questa regione. Laddove i problemi sono problemi più che altrove, laddove il dubbio è certezza, nome, paternità. E laddove esistono giornali che in molti si vergognano di leggere oppure leggono di nascosto.
Ernesta Marando, medico pediatrico e psicoterapeuta, una cattedra all’Università del Sacro Cuore di Tirana (Albania), conosce bene la propria terra natale. Il suo ceppo familiare proviene da Locri/Siderno, zona ionica del Reggino dove la geografia notoriamente da decenni si fa’ cronaca.
Eppure lei non demorde. Oltre a dotarsi di una professionalità con cui spende nel migliore dei modi la propria calabresità nel mondo, si è anche inventata tre Testate di informazione di cui una recita come sotto titolo “Contro ogni forma di ingiustizia”.
Una di tali Testate - cartacea e online - si chiama a ‘J’accuse’, che più perentorio non si può. Allora non è utopia che si possa essere diretti e chiari allo scopo di rendere un servizio alla Calabria. “Certo che si può e dico di più: si deve! Occorre sempre andare diritti al tema, senza ipocrisie. Ho come obiettivo quello di informarli, senza la paura di essere impopolare. Ogni volta mi interrogo, chiedendomi se la verità abbia padroni: ebbene, mi rispondo con quanto dicevano Gesù Cristo e San Giuseppe Moscati, vale dire che ‘La verità vi rende liberi’. Anche se aggiungo un’altra cosa: serve il lavoro nel quale identificarsi, perché è esso stesso verità .Del resto, chi non ha lavoro e si trova costretto a subite un torto, come fa’ a ribellarsi e a difendersi? La mancanza di lavoro è un vincolo, una sorta di schiavitù”.
Altra Testata web è Radiocivetta. Lei agisce su due piattaforme, su quest’ultima ha come scopo la ‘ricerca della verità’. Mi chiedo se la verità italiana coincida con quella calabrese… “Che si tratti di due verità distinte ce lo ha insegnato la celebrazione dell’Unità d’Italia. La verità italiana non è quella del nostro Mezzogiorno. A Roma abbiamo abbellito via del Corso e piazza Venezia con una luminaria chilometrica e pure bella ma che tuttavia non è la nostra bandiera. Corro il rischio dell’impopolarità e lo so; eppure non possiamo negare il massacro compiuto dal Nord ai danni del Sud; il Nord si è arricchito con i nostri soldi e a dirlo non sono solo io bensì illustri meridionalisti come Nicola Zitara, Umberto Zanotti Bianco, Carlo Alianello… la stessa Rubettino Editore ha mandato in stampa un libro dal titolo ‘Tra la perduta gente’ che inquadra bene la situazione del Mezzogiorno italiano”.
Allora Bossi e la Lega Nord sono stati inventati dai Meridionali… Però, che beffa! “Premesso che alcune volte quello che Bossi e la Lega affermano mi trova d’accordo - ad esempio quando si oppongono al Governo Monti - va aggiunto che noi del Sud non siamo razzisti come coloro che vivono al Settentrione! Noi siamo gente più buona, più tranquilla, ciò che vogliamo è riprenderci ciò che ci spetta: il lavoro. E qui ritorno al discorso sull’Unità nazionale: ma che Italia è quella che priva il Sud dei collegamenti ferroviari, dei collegamenti aerei, che perpetra la condizione della SS 106 nota come la ‘Statale della morte’? Mi viene una rabbia a pensare che la Calabria ha tanto mare che viene inutilizzato non solo ma anche a causa di infrastrutture penose…”.
Voglio provocarla: nessuna assoluzione alla classe politica. Di ieri e di oggi. “Nessuna assoluzione alla classe politica, di ieri e di oggi, che usa la gente per i propri interessi. Lo sa che vi sono zone nella nostra regione che non servite dall’Adsl? Che siamo costretti a entrare sul web solo con le chiavette, che costano una cifra? A chi dice che la Calabria è irrilevante perché non ha i numeri io ribatto che i numeri sono stati falcidiati dall’emigrazione!”.
Anche perchè ai tanti problemi si somma pure quello degli extracomunitari. “Senta: io faccio il medico, mi occupo di cooperazione internazionale a titolo completamente gratuito, giro il mondo a dare una mano a chi ne ha bisogno. Forse qualche titolo a parlare in un certo modo ce l’ho: da noi è in voga un razzismo al contrario… Il Calabrese è terrone, ‘ndranghetista, delinquente per definizione; gli extracomunitari, siano o meno di colore, sono sempre e soltanto brava gente. Il terreno è minato, lo so bene, quello che si dovrebbe fare è ascoltare le ragioni di tutti, evitando le guerre di poveri fra poveri che alla fine producono ulteriori miserie”.
La Calabria è tuttavia anche quella di una periodico locale che in molti dicono di non leggere e che poi seguono con passione, magari di nascosto. Può raccontare ai nostri Lettori questa storia? “Bè, si tratta de ‘Il Dibattito’ che io ospito gratis sul mio sito. E’ un cartaceo libero, che racconta cose che la grande informazione tace, impaurita da un lato o collusa dall’altro, tristi fenomeni che si abbinano a quello del compiacimento al politico di turno. Certo, a volte alcuni articoli andrebbero limati: ma ciò non osta al loro contenuto, che in definitiva è la cosa che conta di più. Viene acquistato in edicola in modo ‘clandestino’, sia da coloro che lo apprezzano sia da coloro che lo attaccano. E in molti hanno timore a dire di leggerlo. In Calabria accade anche questo”.
























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Fratello Bruno Barosco
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