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Back Libri News Libri Il giovedì filosofico Aura – Rivista di estetica n. 52

Aura – Rivista di estetica n. 52

altIn un celeberrimo saggio del 1936, il filosofo tedesco Walter Benjamin, una delle voci più significative della filosofia moderna, e che ha influenzato intere generazioni di autori e pensatori del Novecento, parlava a proposito dell’arte di “aura”. Il saggio è L’epoca d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, breve quanto però denso di concetti essenziali per comprendere il destino dell’arte nella contemporaneità, nell’epoca della riproduzione tecnica delle immagini, che ai tempi di Benjamin corrispondeva all’epoca del trionfo del cinema e della fotografia. In quelle pagine, Benjamin attribuiva l’aura all’arte della grande tradizione, definendola come l’hic et nunc dell’opera, la sua irriducibile presenza in un qui ed ora che implicava anche la contemplazione da parte del fruitore e la dimensione di sacralità.

Benjamin sosterrà: «Che cos'è, propriamente, l'aura? Un singolare intreccio di spazio e di tempo: l'apparizione unica di una lontananza, per quanto questa possa essere vicina», e perciò il mantenimento di uno scarto tra immagine e fruitore, l’impossibilità di esaurire completamente la prima in una determinata interpretazione e comprensione. A complicare le cose bisogna valutare il fatto che sarà lo stesso Benjamin a negare il fatto che oggi l’aura abbia completamente svanito la sua funzione, asserendo che essa possa venire recuperata in alcune manifestazioni esemplari della cultura moderna. L’ambiguità e la complessità di un tale concetto hanno suscitato un’ampissima letteratura critica, ed ancora oggi il dibattito è aperto; la dimostrazione è l’uscita di un poderoso volume di Rivista di estetica intitolato appunto Aura, che fa il punto sul significato di un termine così sfuggente alla luce anche di altri autori che, assimilando il pensiero benjaminiano, si sono però poi spinti oltre per ricomprenderlo e riconsiderarlo. Il merito dei due curatori, Giuseppe Di Giacomo e Luca Marchetti, è stato quello di riuscire a coinvolgere un nutrito gruppo di esperti di estetica tra i maggiori specialisti italiani dell’argomento; in diversi contributi, l’altro nome che spicca è quello di Theodor W. Adorno, che ben conosceva il pensiero di Benjamin è che partì proprio dalla sua definizione di aura per riflettere sulle legittimità e il valore dell’arte moderna. Questo è evidente nei saggi di Leonardo Distato (Possibilità dell’aura tra arte e musica. Appunti su Benjamin e Adorno), e nel saggio di chiusura di Giuseppe Di Giacomo, La questione dell’aura tra Benjamin e Adorno. Oltre a Di Giacomo, l’altro grande e riconosciuto esperto di filosofia benjaminiana è Fabrizio Desideri, che partecipa con Aura ex machina; troviamo poi, in apertura, il contributo del curatore Luca Marchetti, Aura, sguardo e intersoggettività, quello di Massimo Carboni, Peregrinazioni dell’aura: tre forme di vita postuma, e quello di Roberto Diodato, Aura, vita, morte.

Antonio Valentini rivolge l’attenzione a un autore caro a Benjamin, e che nella sua speculazione sull’aura ha assunto un ruolo decisivo, ovvero Baudelaire: Tra mercificazione e auratizzazione. Alcune osservazioni sull’opera di Baudelaire. Come abbiamo detto, si tratta di un numero più che voluminoso, e troviamo anche il contributo del direttore della rivista Maurizio Ferraris (Opera d’aura), Elio Franzini (Aura, simbolo e metafisica dei corpi), Giampiero Moretti (Nimbus. Nota sulla questione dell’«aura» in Ludwig Klages), Andrea Pinotti (Sindrome cinese. Benjamin e la soglia auratica dell’immagine) e Stefano Velotti (Aura e libero gioco). Di grande significato anche la serie di saggi di storici dell’arte, che si relazionano al tema da una diversa prospettiva: Elisabetta Cristallini (Lo slittamento dell’aura nell’arte contemporanea), Dario Evola (L’esperienza estetica al supermarket dell’aura), Simonetta Lux (Di che aura parliamo? Aura, ovvero della meravigliosa modifica della nozione stessa di arte), Carla Subrizi (Aura o non aura: l’opera d’arte tra choc ed emozioni), mentre Giuseppe Pucci declina il tema nell’ambito degli studi classicisti (Dall’hic et nunc all’ubique et semper?).

Nella sezione VARIA troviamo Anna Detheridge (Ripensando l’arte e lo scetticismo postmoderno dopo Documenta 13) e Germana Pareti (Percezione, spazio e azioni: le neuroscienze e le suggestioni dei filosofi). Un numero imprescindibile per chiunque voglia conoscere meglio cosa sia l’aura e il suo valore nell’orizzonte estetico-artistico.

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Our valuable member Alessandro Alfieri has been with us since Lunedì 30 Aprile 2012.

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