Grande partecipazione di pubblico, giovedì 10 giugno alla Casa del Cinema a Villa Borghese per il Bergman Day. Una giornata all’insegna del grande cinema svedese e di uno dei suoi massimi interpreti. La programmazione prevedeva la proiezione nel primo pomeriggio del film “Passione” girato nel’69. Attraverso la descrizione di quattro storie, il film ci narra le vite dei protagonisti (fatte di inferni privati) trattando in modo lucido ed impietoso il tema dell’inferno in terra.
Subito dopo la fine della pellicola, il grande schermo ci rimanda le immagini della consegna del Premio Fellini 2005 assegnato a Bergman nelle mani di Liv Ulmann. Come sempre intensa ed appassionata, la Ulmann ci riporta al legame di profonda e reciproca stima che univa i due grandi maestri. E all’incontro avvenuto a Roma tra i due registi. L’attrice ci racconta quanto atteso fosse quel momento da Bergman e ci rivela la propria intima paura provata in quell’occasione temendo che, al di là del geni, Fellini percepisse anche l’estrema fragilità che l’essere umano Bergman nascondeva. Grande fu il sollievo quando con Giulietta Masina scoprirono che come compagne dei due maestri in realtà condividevano le stesse paure. Molto toccante questo ricordo che ci restituisce in pieno l’essere di due persone così geniali e fragili al tempo stesso, accomunati certamente da una straordinaria sensibilità.
Il pomeriggio poi è proseguito con un dibattito per la presentazione del libro “Bergman. The Genius” di Aldo Garzia e della Collezione Ingmar Bergman curata da Vieri Razzini. Presenti in sala Dacia Maraini, Marco Bellocchio, Vieri Razzini e Aldo Garzia coordinati dall’attrice Francesca Picozza. Ad introdurre il dibattito, un saluto dell’Ambasciatore di Svezia Anders Bjurner. Dopo i dovuti ringraziamenti rivolti alla Casa del Cinema che ha ospitato questa giornata dedicata al grande regista svedese, l’Ambasciatore ha voluto ricordare l’artista come uno dei più importanti e stimati del novecento in Svezia, o meglio del mondo intero: “Il tratto unico di Ingmar Bergman” - così si esprime l’Ambasciatore – “è la sua incredibile capacità di utilizzare i film come profondo personale mezzo per descrivere comuni problemi esistenziali e psicologici. I suoi film hanno parlato del credo e dei dubbi esistenziali, del ruolo dell’artista, del rapporto tra uomo e donna e dei rapporti familiari nel senso più ampio portando alla scoperta delle paure dell’essere umano, ma anche lasciando intravedere a tratti un barlume di speranza”. Nelle parole dell’Ambasciatore tutta la grandezza del cinema del regista svedese che ha saputo davvero scandagliare la natura umana in tutte le sue manifestazioni interiori, i difficili rapporti con gli altri e con i grandi temi dell’esistenza.
A seguire, il dibattito sul libro di Garzia giornalista e scrittore, appassionato della figura del grande maestro: l’autore ha frequentato per dieci anni l’isola di Faro, la residenza prediletta di Bergman dal 1967 e ha presoparte a diverse iniziative in suo onore in Italia e all’estero, compresa la partecipazione alla Bergmanveckan (la Settimana Bergman) che si è svolta sull’isola dal 26 giugno all’1 luglio 2007; appena un mese prima della morte del regista (30 luglio 2007). Profondo conoscitore ed estimatore di Bergman, Garzia ci fa dono con quest’opera di un testo praticamente unico in Italia sulle sue opere, che vedono oltre alle pellicole cinematografiche anche molteplici regie teatrali e televisive. Durante il dibattito si sono alternati i relatori discutendo sui contenuti dei film di Bergman e sulla figura stessa del regista, restituendoci un uomo attento ed impegnato nella ricerca della comprensione dei rapporti umani. E pur non toccando in modo diretto i grandi temi politici e scegliendo di affrontare l’individuo nelle sue molteplici sfaccettature psicologiche, in realtà tratta in modo completo gli argomenti dell’intera umanità: ”Un padre putativo che con fare burbero e deciso ha accompagnato prima la nostra adolescenza e poi la maturità indicandoci i temi sui quali è bene ogni tanto soffermarsi, prendere fiato, pensare”. Così lo ricorda Aldo Garzia.
La serata si è conclusa con la proiezione del film “ La vergogna” del 1968 che tratta della guerra vista come la violenza contagiosa della storia in grado di scatenare la perfidia latente in ogni essere umano. La scelta dei film era curata dal critico cinematografico Vieri Razzini, dalla tetralogia di Faro,che prende il nome dall’isola, amata residenza del regista sulla quale si sono svolte le riprese.





